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PROGETTI: IL BORGO DI FONTANETO D'AGOGNA NEL SEICENTO  

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- News Scuola - Redazione - 25/11/2008 - 12:29


Quest’anno le seconde affronteranno un approfondimento storico sul borgo di Fontaneto nel periodo tra il 1500-1600. Sarà un'attività che impegnerà noi alunni, durante l'intero anno scolastico, a riscoprire degli aspetti di storia locale attraverso un approccio di ricerca.
I nostri insegnanti hanno pensato ad un percorso didattico in cui accanto all'osservazione diretta dei luoghi e alla ricerca, dovremo rielaborare gli appunti delle lezioni.
Così, proprio riferendoci alla prima lezione, svolta a cura di un'esperta, vogliamo farvi conoscere alcune importanti informazioni di cui siamo venuti a conoscenza.
La prima lezione partiva dall'analisi di un prezioso disegno in cui si vede il contado col castello, così come si presentava nel 1636, e un elenco di 34 case del borgo abbattute dai Visconti ( allora signori del Castello).


Nel 1636 era in corso una guerra tra Francesi e Spagnoli, questi ultimi allora occupavano le nostre terre e il castello. Il castello era sotto assedio e in quella circostanza venne disegnata una mappa di Fontaneto in cui sono visibili gli schieramenti. Grazie a questa preziosa carta noi oggi possiamo dire con certezza come era il paese nel 1600.

il castello di Fontaneto - Mappa



Il borgo di Fontaneto era, come ora, situato tra due fiumi: l’Agogna, che al tempo era chiamata Gogna e il Sizzone, al tempo chiamato Cicione. Attorno al Castello vi era un fossato, e vicino ad esso alcune case (le case rovinate).
Nell’attuale piazza Castello si svolgeva come ora il mercato. Con probabilità al tempo l’Agogna era navigabile e le merci giungevano via acqua. L'accesso al borgo era garantito da un ponte a tre arcate.
Al tempo non c’erano i cimiteri e i morti si seppellivano sotto la chiesa. Nell'area del castello, prima che esso fosse edificato per volere dei Visconti, che acquistarono il borgo nel XV secolo, vi era una grande chiesa, la chiesa dei S.S. Fabiano e Sebastiano. Tale chiesa era già presente nell'abbazia benedettina preesistente al castello, e aveva funzione di culto per la comunità e luogo di sepoltura.
Filippo Maria Visconti, che fece costruire il castello, non poteva certo tollerare di avere “cadaveri nel giardino di casa" e così fece edificare per il popolo una grande chiesa lontano dal castello e ridusse la chiesa del castello a cappella privata.
Quella chiesa parrocchiale, denominata S. Maria, era presente nel disegno dell'assedio ed è tuttora lì, a qualche centinaia di metri dalla nostra scuola.
A quel tempo il paese era certo diverso da oggi, c'erano altre usanze: non si davano i nomi alle vie e le strade si riconoscevano grazie alle cappellette votive che erano poste ai bivi, agli incroci e in altri punti significativi.
Le case non avevano numeri civici, e le si identificavano dal capo famiglia e dalla struttura della casa stessa.
Le stanze della casa si chiamano "luochi".
Grazie al documento in cui sono elencate le "34 case rovinate", in realtà abbattute prima dell'arrivo dei Francesi, per volontà degli stessi Visconti che temevano che i nemici vi si insediassero, sappiamo che esistevano diverse tipologie di case. Ogni casa è descritta nei locali di cui è composta e viene riportato anche il nome del proprietario.
Abbiamo esaminato la casa di un massaro, abitata da un tale Baldassarre Baccone, la casa abitata da Antonio della Crusca, la casa abitata dal Veghietto, l'osteria di un tale Baione, la casa dove abitava l'ortolano, e la casa chiamata la Torchiera, che aveva un torchio di pietra e un altro torchio da olio (per le noci).
In ogni casa vi era la cucina, che era collocata vicino alla stalla, in quanto le bestie avevano lo stesso valore degli umani e vivevano a ridosso delle abitazioni.
Il tetto delle case più povere era fatto di paglia, le altre in coppi. Le stanze erano distribuite su due piani. Al piano si accedeva tramite scala e ballatoio di legno. Le stanze al piano superiore erano dette "solari" perché scaldate soltanto dal sole; quelle al piano terra erano scaldate da un unico focolare. I pavimenti del piano terra erano in terra battuta, quelli soprastanti in legno ( nelle abitazioni dei poveri ) o in cotto, ma solo nelle case più agiate.
Ogni casa aveva un orto dove si coltivava verdura. Era frequente un’aia ove si depositare il fieno e il grano della mietitura per procedere alla battitura.
In paese c'era un'osteria comprendente: cucina, dispensa, camerino, bottega, canepa
(cantina), portico e locali dell’oste. C’era anche un portale di ingresso. Era uno stabile grande che aveva anche funzione di locanda per gli stranieri di passaggio, che si fermavano a dormire.
A Fontaneto, ben visibili nel disegno, c'erano tre mulini. Il mulino serviva a macinare il grano per farne la farina e conseguentemente il pane. Era la prima cosa che gli avversari in guerra bruciavano perché dava da mangiare ai nemici, così quello "dei francesi", posto a sud del paese, era stato bruciato nelle fasi dell'assedio.
Le rogge allora erano già presenti nel borgo, vi era la "Roggia Molinara" era stata scavata per far andare i mulini, nonché per irrigare i campi grazie alle chiuse che regolavano l'afflusso dell'acqua.
La prossima uscita sarà proprio per vedere e seguire il percorso della Roggia.
Non vediamo l'ora di compiere questa nuova esperienza.


Saba Ilaria e Gallo Vanessa






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