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QUEL GIORNO ACCADDE UN FATTO CHE...  

Racconti del mistero ideati da alcuni alunni di prima
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- Racconti - Redazione - 20/05/2008 - 15:14



Racconti del mistero ideati da alcuni alunni di prima

Brevi racconti, avventure insolite di fantasia, in cui i giovani protagonisti entrano in contatto con il mondo del mistero.
Un mondo che affascina e inquieta, in cui si profilano scenari diversi. In un racconto il sovrannaturale è il luogo oscuro dove si annida il maligno, la forza cattiva. In un altro compare il mondo dei morti, attraverso la figura di un personaggio rassicurante : il fantasma buono che vuole trovare la modalità per comunicare con i vivi.
Nei racconti l’incipit dato è il seguente: "Quel giorno accadde un fatto che… "


caa abbandonataRACCONTO 1 - La casa abbandonata


Quel giorno d’autunno accadde un fatto che mi spaventò molto. Per posta arrivò una lettera, l’aprii e lessi il contenuto:

Fra due giorni, alle ore 16:30, vieni alla casa abbandonata di via Borgomanero.
È un obbligo, viceversa sarai ucciso.

P.S. Se vieni diventerai famoso”.
Dopo averla letta ed analizzata un paio di volte, mi accorsi che non c’era la firma, e da lì i miei sospetti aumentarono…
Per tutta la giornata pensai… Tanti interrogativi mi venivano in mente: "Ma chi sarà colui che mi scrive? Devo andare là ?”
Per tutta la giornata non riuscii a fare niente e ovviamente non dissi nulla ai miei genitori.
Il giorno seguente feci delle indagini: girai per tutto il paese facendo domande ai conoscenti , ma risultò tutto invano. Soltanto un vecchietto,considerato mezzo pazzo, mi disse qualcosa sulle sette sataniche ma io non lo considerai molto.
Arrivato a casa mi collegai ad internet; digitai “Sette sataniche” ed entrato in un sito lessi tutto a riguardo, trovai persino il modello della lettera che mi avevano inviato. Decisi di trovare un sito che mi guidasse a prevenire situazioni di pericolo. In uno lessi che in tali situazioni è bene portare con s’è :un cellulare, per chiamare aiuto, il rosario che allontana il diavolo, una fionda per difendersi e dei razzettti che all’ occorrenza consentono di inviare un S.O.S.
Mi annotai tutto per bene e andai a dormire più rassicurato.
Il giorno seguente, appena sveglio, mi misi alla ricerca di tutte queste cose; misi in carica il mio cellulare, chiesi a mio nonno se aveva un rosario, andai in una bottega per comprare una fionda e infine chiesi ad un amico se mi poteva prestare dei razzetti.
Per mia ulteriore sicurezza mi feci dare un laser.
Arrivai a casa e mi preparai per la strana serata.
Arrivate le sei e venti m’ incamminai e arrivai puntuale alla casa. Aprii il cancello, che fece un cigolio da far venire i brividi, entrai, e mi trovai davanti tre persone, che mi sembravano appena usciti da un manicomio. Avevano una faccia bianca, delle occhiaie lunghe fino al naso e facevano veramente paura.
Mi fecero accomodare sulla sedia e uno di loro mi disse:
- Adesso inizieremo la messa per Satana.
Io capii subito che si trattava di una situazione che aveva a che fare con le sette sataniche.
Era in corso una messa e quegli strani tipi mi sembravano posseduti… Invocavano delle entità con una voglia che non avevo mai visto.
Per fortuna io avevo con me il Rosario e da buon cristiano, conoscendo le preghiere le recitai a bassa voce, per farmi coraggio.
Finita la “messa” mi dissero:
- Ce l’hai la lettera?
E io risposi:
- Si
E gli altri continuavano:
- Nella lettera c’è scritto che diventerai famoso venendo qua, in realtà non è del tutto sicuro che ciò avverrà perché è Satana che decide: sarà lui che decreterà se dovrai morire e solo in tal caso diventerai famoso.
Io, veramente preoccupato per la mia sorte, dissi timidamente:
- E come fa a decidere?
E loro mi risposero:
- Noi facciamo girare la bottiglia,se si ferma su uno di noi sarà uno di noi che dovrà morire, se si fermerà su di te ti toccherà l’esperienza!
Allora ci siamo seduti attorno a un tavolo e uno di loro ha fatto girare la bottiglia, che si è fermata proprio su di me.
Con il cuore in gola incominciai a scappare e intanto tirai fuori la fionda, presi un sasso e lo tirai contro uno di loro e lo presi giusto giusto nelle parti basse, tanto che dal dolore non riuscì più a inseguirmi, poi presi il laser e lo puntai sugli occhi di un altro e lo accecai.
Così ne avevo fatti già fuori due, mancava l’ultimo, che era rimasto indietro a vedere come stavano i suoi compagni.
Intanto io salii di un piano, poi misi la torcia in un’altra stanza e mi nascosi dietro a una rientranza del muro.
L’ultimo dei tre andò nella stanza dove c’era la torcia, pensando che mi fossi nascosto lì, appena ebbe attraversato la soglia lo chiusi dentro e chiamai la polizia dandogli tutte le indicazioni tra cui, quella che avrei lanciato un mazzetto per farmi individuare.
Dopo cinque minuti sentii le sirene della polizia e scesi.
Lanciai un razzo per essere individuato, nel mentre l’ultimo seguace rimasto stava scendendo le scale e tentava di acciuffarmi.
Per difendermi lo feci cadere tirandogli un sasso con la fionda sulle gambe, il colpo fu talmente ben assestato che cadde rotolando dalle scale proprio mentre arrivava la polizia, che arrestò i tre malviventi.
I poliziotti mi dissero che era già da un po’ di tempo che erano ricercati e che erano dei malviventi molto pericolosi.
Raccontato l’accaduto, mi accompagnarono a casa e mi dissero che l’indomani in piazza mi avrebbero dato una medaglia al valore insieme ad una coppa.
Arrivato a casa, raccontai tutto ai miei genitori che mostravano sentimenti opposti: in parte preoccupati e in parte meravigliati per quanto mi era successo.
Quel giorno andai a dormire, più fiero che mai, facendo un giuramento: giurai che non avrei mai tenuto per me un segreto di questo tipo, che avrei raccontato sempre e tutto ai miei genitori.
Arrivò la mattina seguente e andai alla premiazione, ritornai a casa con la medaglia, più orgoglioso che mai!
Volete un consiglio: non tenete mai dei segreti come ho fatto io, parlatene sempre con i vostri genitori, perchè dietro al fascino del mistero potrebbe nascondersi del torbido.

Tommaso Moraca





castelloRACCONTO 2 - Il fantasma Nancy

Quel giorno accade un fatto che… mi fece credere nel soprannaturale.
Era stata una vacanza strepitosa da mio zio, avevo conosciuto tante persone e bambini. Proprio quel giorno, lunedì dell'ultima settimana di vacanza, avevo deciso di andare a fare un pic-nic insieme al mio amico di nome Marco.
Ci eravamo avviati quella mattina su per la collina, salutando la zia e lo zio.
Avevo detto loro che rientravamo nel primo pomeriggio e di stare tranquilli.
Quando arrivammo in collina, vedemmo il castello ed io chiesi a Marco:
- Lo visitiamo?
Marco rispose:
- Certo. Hai portato lo zaino da esploratore?
Pensai : - Cavoli, l’ ho sempre portato con me, ma stavolta mi son proprio dimenticata, come faccio?
Non potevo certo digli di sì, non era la verità, decisi allora di dire:-
No, mi dispiace!
Decidemmo quindi di mangiare e poi, senza farci scoprire, di tornare a prendere lo zaino.
Dopo pranzo ci avviammo, come due vere spie del FBI, verso casa, naturalmente senza farci vedere da nessuno.
Arrivammo, scavalcammo il cancello, entrammo dal garage, dove ci cacciammo nel condotto dell'aria, che conduceva direttamente in camera mia. A me solitamente non fila mai così tutto liscio, difatti c'era la zia che stava facendo il letto, allora decisi di aspettare, e quando finì scesi con un salto atterrando sul letto.
Chiusi subito la porta a chiave e presi lo zainetto da esploratore, che conteneva una torcia, una bussola, tutto l'occorrente per la sopravvivenza…
Aprì la porta e con un balzo mi ritrovai di nuovo nel condotto dell'aria.
Feci appena in tempo ,infatti, avevo appena chiuso la porticina che entrò mia zia…
Marco mi fece segno di restare zitta e di non muovermi, per fortuna la zia se ne andò quasi subito e noi sbucammo fuori dal grande garage e nascondendoci tra i cespugli uscimmo ancora una volta scavalcando il cancello.
Ci avviammo verso il castello. Marco, che era più pauroso di me, era bianco come un cencio e ad un tratto mi chiese:
- Ci sono fantasmi, mostri, o altre creature del genere , là dentro?
- Stai tranquillo, non ci sono, non esistono!.
- Questo lo pensi tu! Secondo me esistono i fantasmi.
A questo punto fece venir paura anche a me, e proprio in quel momento arrivammo al castello.
Fu facilissimo entrare nel cortile ,perché il cancello era aperto.
In un attimo ci ritrovammo sulla scalinata, con la porta maestra che conduceva all'interno. Il castello era diroccato, si vedeva che non vi abitava più nessuno da tempo, l'edera era cresciuta dappertutto, persino sulla porta. Non fu così facile farci strada, presi il coltellino da pronto soccorso, e feci tutto da sola: tolsi l'edera, mentre Marco, spaventato più che mai, stava per svenire. Improvvisamente la porta, senza neanche averla toccata, si aprì magicamente; a quel punto Marco svenne dall'emozione, ma per fortuna, dopo qualche secondo, si riprese.
Entrammo, e ci ritrovammo in una bellissima sala da pranzo: era enorme, la tavola era ancora bandita e c'era un biglietto appoggiato al centro. Lo lessi:
Accomodatevi pure.
Il pranzo sarà servito tra pochi minuti.
NANCY

Subito pensai:
- Chi è questa Nancy? Non sarà un fantasma? Aiuto, che paura!
Marco svenne un'altra volta, io gridai:
- A - i - u - t - oooooohhhhh!
Subito arrivò una signora, forse era Nancy, e si presentò:
- Ciao, sono Nancy, un fantasma del castello, vivo qui da 350 anni.
- Sapete, questa dimora ha una maledizione che riguarda la sopravvivenza di noi entità, se i vivi entrano nel castello e lo visitano, noi fantasmi non vivremo più, se però qualcuno andrà in cantina e cercherà il libro intitolato:
"Magicabula, bidibi bodibi… bu" i fantasmi rimarranno per sempre qui!
- Cavoli che maledizione, è pazzesca. - Senti, dissi io, il mio amico è svenuto dalla paura, lo potresti aiutare ?
- Certo, vieni in cucina, Ma cosa gli è successo?
- Si è accasciato a terra quando ha letto il biglietto.
Per fortuna, grazie ai sali della donna, Marco si risvegliò subito e gli spiegai tutto della la maledizione . Nel tempo di un secondo, fatta luce con la torcia, ci ritrovammo in cantina. Tra varie carte trovai il libro magico . Cercai la maledizione , la ripetei ad alta voce e …. Subito Nancy si trasformò in una bellissima ragazza e accanto a sé aveva molti convitati.
Guardai l'orologio. Era tardi! Era ora di tornare a casa, purtroppo. Promisi comunque a Nancy di tornare, al più presto per conoscere anche i suoi amici.
Questo fu il più bel pic- nic della mia vita. Io proprio non ci credevo ai fantasmi, e invece mi dovetti ricredere.


Nicole Dianin









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