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LIBRI - Francesco D'Adamo: "La storia di Iqbal"  

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- Libri e... - Redazione - 16/01/2010 - 00:40


Copertina: La storia di IqbalAUTORE : Francesco D'Adamo.
TITOLO : La storia di Iqbal.
ANNO EDIZIONE : 2001.
NARRATORE : In prima persona. La voce narrante è quella della ragazzina Fatima.
NOTIZIE DELL'AUTORE: Francesco D'Adamo è nato nel 1949 a Milano, dove vive e lavora. E stato scrittore, giornalista e insegnante.
NOTIZIE DEL LIBRO : Il libro è stato scritto nel 2001 ; la problematica affrontata è quella dello sfruttamento minorile.


SINTESI DEL LIBRO:

Tutto incomincia nella periferia di Lahore, in Pakistan.
Era primavera e gli schiavi, appena alzati, incominciavano a tessere nella casa di Hussain Khan.
La fabbrica di tappeti si trovava sotto le lamiere, nella periferia di Lahore. Lì il clima varia a seconda delle stagioni.
Fatima,la ragazzina che all'inizio del libro introduce la storia di Iqbal cerca di instaurare un buon rapporto con gli altri bambini schiavi del telaio.
Il primo giorno di lavoro alla fabbrica di tappeti, il padrone assegnava ad ogni bambino il proprio telaio, con sopra una lavagnette con dei segni: era il debito.
Di fatto i bambini erano stati assegnati al titolare del genitore,che aveva contatto un forte debito. Il lavoro del minore era il mezzo per pagare il debito.
Alla fine della giornata si cancellava un segno, agli occhi del bambino.
Ogni segno equivaleva ad una rupia, e ogni giorno il padrone ne avrebbe dovuta dare una a ogni bambino, come pegno per il lavoro svolto.
C’è chi diceva che era impossibile cancellare tutti i segni, poichè non era mai successo.
In teoria, quando la lavagna era completamente pulita, il bambino poteva tornare a casa.
Un posto molto pauroso della fabbrica era la Tomba, un posto molto piccolo ove vi venivano mandati i ragazzi che facevano cose sbagliate.
Fatima in 3 anni di lavoro, non vi era mai finita.
Un mattino di prima estate arrivò Iqbal.
Durante il normale svolgimento dei lavori il padrone arrivò con un ragazzo non molto alto, sottile e bruno di capelli : era IQBAL.
Venne subito inchiodato al telaio a lavorare e a ogni informazione che Hussain gli forniva, il ragazzo rispondeva sempre con un “ lo so”, e ciò innervosiva il padrone.
Come il precedente padrone disse a Hussain, Iqbal era testardo, ostinato e superbo.
Hussain ordinò a Karim, il suo sorvegliante che aveva il compito di controllare i comportamenti di tutti i ragazzi, di controllare in modo particolare il nuovo arrivato.
Nessuno, come lui, era abile e veloce a tessere.
Stupì tutti, e Hussain, notando le sue capacità, gli assegnò un disegno molto difficile.
Iqbal, una sera, raccontò la sua storia ai ragazzi che sembravano molto interessati a ciò che diceva.
Nel laboratorio si discuteva sul perché i padroni avessero molto potere e i bambini non valessero niente.
Secondo Iqbal era impossibile cancellare tutti i segni dalla lavagnetta e confidò a Fatima che a breve sarebbero fuggiti.
Karim, essendo il “cocco” di Hussain, che riferiva tutte le cose sbagliate che facevano i ragazzi.
I ragazzi lo odiavano perchè li faceva punire, ma lo appoggiavano poiché il suo destino, poteva essere anche il loro.
Hussain, raramente, volgeva un complimento o un rimprovero a Iqbal poiché era un ragazzo educato e rispettoso.
I ragazzi vennero a sapere che il tappeto a cui stava lavorando Iqbal doveva essere venduto a importanti compratori cinesi, e che era uno di quei tappeti che si fabbricavano di rado.
Quando finì il tappeto, arrivarono i cinesi e sul punto della vendita, Iqbal tirò fuori un coltellino e taglio il pregiatissimo tappeto.
Hussain, infuriato, lo mando immediatamente nella Tomba e subito dopo si interrogò sul motivo del gesto del ragazzo.
Tutte le notti i ragazzi andavano a trovarlo e gli chiesero il motivo di quel gesto.
Iqbal disse che lo aveva fatto per loro, per una sorta di ribellione contro il padrone.
Dopo tre giorni Iqbal uscì dolorante dalla Tomba e i ragazzi facevano a turno per alleviarli il dolore.
Iqbal aveva in mente di trovare qualcuno in grado di aiutarli a riportarli nelle proprie famiglie.
Venne venduto un ragazzo, che venne subito sostituito da un ragazzo soprannominato Fuscello.
Dopo una settimana si fece male ad una mano e il padrone glela dovette fasciare e lasciarlo a riposo per una settimana.
Hussain ordinò a Iqbal di ricominciare il tappeto che aveva distrutto.
Iqbal tornò tranquillo e tornò al lavoro con molta precisone, abilità e velocità.
Il padrone era molto nervoso e controllava molto spesso Iqbal per evitare che facesse altre stupidaggini.
Iqbal fece una “ promessa” a Fatima : “ la primavera prossima andremo a giocare con l'aquilone”, queste furono le sue esatte parole.
Dopo un po' Iqbal scappò attraverso una finestrella presente nel bagno.
Per due giorni non se ne seppe nulla e Hussain organizzò una spedizione con dei toyota per trovare Iqbal.
Il padrone, molto agitato, disse che i ragazzi d'ora in avanti dovevano lavorare un ora in più al giorno.
Quando tornò, Iqbal era al seguito di due carabinieri.
Li aveva incontrati durante la manifestazione del Fronte contro lo sfruttamento minorile.
I poliziotti fecero delle domande a Hussain, che negò tutto e riuscì a corrompere i poliziotti.
Quindi Iqbal tornò alla vita di prima e venne mandato ancora nella Tomba senza poter né bere né mangiare.
Uscito dalla Tomba, si ricordò di avere un volantino del fronte, ma nessuno dei bambini presenti sapeva leggere.
Una sera,una ragazzina, di nome Maria, disse di saper leggere e quindi lesse il volantino ai ragazzi.
Iqbal riuscì a rintracciare Eshan Khan, il capo del fronte e raccontò tutto di Hussain.
In seguito dei funzionari si recarono a casa di Hussain e Iqbal mostrò loro la Tomba e come il padrone sfruttava i ragazzi.
Gli uomini del Fronte rimasero allibiti e arrestarono Hussain.
I ragazzi, compreso Iqbal,vennero portati alla sede del fronte, in attesa di rintracciare le famiglie.
Iqbal collaborò con gli uomini del Fronte per cercare di liberare altri bambini sfruttati.
Dovette studiare molto e partecipare a tutte le riunioni del fronte ma vi riuscì.
Diventò famoso poiché si infiltrò in alcune tessiture e ne denunciò i proprietari.
Ormai si parlava di Iqbal persino sui giornali e gli fu affidato un premio della “Gioventù in azio-ne”, costituito da 15.000 dollari.
Successivamente Iqbal ed Eshan Khan furono invitati in Svezia per presiedere ad una conferenza internazionale sui problemi del lavoro; inoltre ad Iqbal fu assegnata, da un’università di Boston, una borsa di studio.
Dopo tutto questo si recò per un mese dai suoi genitori per festeggiare con loro la Pasqua.
Ma iqbal venne assassinato dalla mafia dei tappeti e il colpevole non fu mai identificato.
Il suo nome è diventato il simbolo della lotta per liberare decine di milioni di bambini di tutto il mondo dalla violenza e dalla schiavitù.


PERSONAGGIO PRINCIPALE : Iqbal

Descrizione: Non molto alto, sottile, bruno. Aveva gli occhi dolci e profondi

Profilo caratteriale: Molto testardo e dotato di grande tenacia.
Coraggioso, ambizioso e con buone idee di prospettive per il futuro.

Difetti: Eccessivamente testardo, tende un po'troppo a fare di testa sua.
Ha la tendenza a fare il ragazzo ribelle.

Fatti, azioni che lo caratterizzano: Quando taglia il pregiatissimo tappeto si nota il suo coraggio e la sua tendenza a fare il ragazzo ribelle ; aspetti che si ripercorrono quando scappa per andare a cercare gli uomini del Fronte contro lo sfruttamento minorile.

PERSONAGGIO SECONDARIO : Fatima

Descrizione:
Ragazza paurosa e molto fragile caratterialmente.
Grande amica di Iqbal.
Poiché divenne schiava a pochi anni dalla sua nascita non ricorda granchè della sua vita prima della schiavitù.

LUOGHI DOVE AVVENGONO I FATTI : Pakistan. L‘autore ha dovuti inventarsi le descrizioni dei luoghi poiché non vi è mai stato.

CONSIDERAZIONI PERSONALI:

Il libro mi è piaciuto molto, poiché intende “denunciare“ un aspetto della società molto drammatico, quale lo SFRUTTAMENTO MINORILE.
È una cosa scandalosa a mio avviso,poiché non è giusto sfruttare bambini innocenti e inchiodarli al telaio, o a lavorare nelle fornaci per fabbricare mattoni.
In più trovo indegno il salario assegnatogli ai ragazzi sfruttati.
Trovo anche molto avvincente la storia nel complesso e mi sono piaciuti molto i modi di fare di Iqbal, che grazie alla sua testardaggine è riuscito a liberare alcuni bambini dalla schiavitù.
Ho trovato questo libro molto scorrevole da leggere e molto facile da comprendere poiché dotato di termini abbastanza semplici e facilmente comprensibili.


Matteo Carbone - 3B







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