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Viaggio d’istruzione a Villa Bossi e all’Eremo di S. Caterina  

Le impressioni di due ragazzi delle classi prime
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- Gite scolastiche - Redazione - 30/04/2012 - 23:51


La mattina del 24 aprile siamo partiti alle ore 8.00, anche se saremmo dovuti partire alle 7.45, per un ritardo del pullman, come accade in ogni santa uscita.
Inoltre, c’era anche un bruttissimo tempo, cosa che mi fece capire di aver già iniziato la giornata con il piede sbagliato.
Il viaggio in bus fu molto corto, dato che Bodio Lomnago, in provincia di Varese è vicino.
Appena arrivati a Villa Bossi, siamo entrati in una grande sala, con un palco su cui c’erano un clavicembalo e un organo.
Dopo che ci siamo sistemati è salita sul palco una signora e subito ho pensato: "Oh-no, non sarà una di quelle noiose gite!".
Mi sbagliavo invece, la signora ci ha spiegato ciò che avremmo fatto nella giornata e dal programma ho pensato che erano cose molto belle.
Subito andammo a visitare qualche particolare della villa e ci è stato detto che era formata da una parte del ‘500 e un’altra del ‘700. Aveva anche una torre molto alta ricostruita nell’800.
Nella parte della villa dove si producono i clavicembali con un lavoro molto artigianale, ci hanno dato numerose spiegazioni sulla loro costruzione.
Prima di tutto abbiamo visto che il clavicembalo è formato da una cassa armonica, da un somiere, una rosetta non obbligatoria, dei tasti, delle corde ed il coperchio.
La cassa armonica serve ad ampliare il suono, è una tavola che presenta fianchi tondi ed è fatta di pino e di abete; il somiere, pesante e spesso perché dev’essere rigido, è la parte sotto la cassa armonica; poi ci sono i tasti bianchi, che sono realizzati in abete rivestito di avorio, mentre i tasti neri sono di ebano rivestito di pittura nera; essi servono a pizzicare le corde e a produrre un suono; le corde sono di ottone giallo o rosso o di ferro, ma quelle più moderne possono anche essere di plastica; esse hanno uno smorzo che è fatto di feltro e impedisce la produrre un suono quando il tasto ritorna al suo posto; il coperchio, invece, può essere decorato con tre temi: acqua, musica o un ambiente romantico; di norma non viene mai rappresentata una città, tranne Venezia, la città romantica per eccellenza che si specchia sull’acqua della laguna veneta. Il coperchio non ha solo una funzione decorativa perché serve a direzionare il suono o a proteggere lo strumento.
La guida ci ha anche spiegato che un clavicembalo poteva essere Francese, Fiammingo, Italiano o Tedesco perché queste un tempo erano le migliori scuole di costruzione, ancora oggi li si distinguono tra loro dai diversi tipi di forme e decorazioni.
Da ciò che ho visto, ho pensato che fare uno strumento sembra facile, ma in realtà non lo è affatto.
Abbiamo infine visto gli antenati che degli strumenti usati oggi, ricostruiti a partire dalle testimonianze tratte da affreschi o quadri, una cosa per me molto curiosa e nuova.
Terminata la visita, c’è stata la sosta per il pranzo, in verità abbiamo mangiato un panino velocemente per poter giocare nel giardino della villa.
Qui abbiamo trovato una piccola tartaruga, carina però un po’ impaurita da noi, degli estranei magari un po’ chiassosi per lei.
Nel pomeriggio poi siamo andati nel bellissimo bosco che sorge acconto alla Villa, dove abbiamo imparato il nome de molte piante, ad esempio il tasso, l’ippocastano e il gincobiloba, però c’era un odore sgradevole, per via delle numerose piante di aglio selvatico, che crescevano nel sottobosco.
Dal racconto del nostro accompagnatore mi hanno molto colpito sia una leggenda secondo cui la pianta del tasso circondava l’ingresso dell’inferno, sia un tipo di trappola, chiamata Roccolo e usata nell'800, che consisteva in una fitta rete appesa a degli alberi, sempre di tasso, piantati a cerchio: l’uccello malcapitato che si appoggiava vi rimaneva intrappolato.
Nonostante la bellezza dell’ambiente questo percorso è risultato un po’ noioso perché la spiegazione era molto scientifica.

Villa Bossi, Bodio Lomnago
Villa Bossi: Museo del clavicembalo
Eremo di S. Caterina, Leggiuno
Eremo di S. Caterina, Leggiuno


Verso le 16.30 ci siamo spostati all’Eremo di S. Caterina, a Leggiuno. Questo luogo sorge arroccato sulla sponda lombarda del lago Maggiore, in una posizione a picco sull’acqua.
Nel ‘300 si narra che Alberto Besozzi,un mercante di stoffe, ritornando tramite il lago, fu sorpreso da una bufera e pregando S. Caterina riuscì a salvarsi aggrappandosi su uno scoglio. Decise così di diventare monaco, lasciando il suo lavoro e vivendo come eremita in quei luoghi, in una grotta.
Grazie alla sua fama lì cominciarono ad arrivare molti monaci e pellegrini e si incominciò a costruire una serie di chiese, da una cappella minuscola agli edifici attuali. Infatti, in aggiunta alla piccola cappella, vennero costruite tre chiese, vicine fra loro ma tutte rivolte al lago, che infine furono mutate in un’unica chiesa per l’aumento dei pellegrinaggi.
Questo monastero aveva grande importanza nei secoli passati per le popolazioni locali che vi si rifugiavano in cerca di aiuto in tempo di carestia o di guerre.
Io sono rimasto colpito dagli affreschi, non del tutto intatti ma molto antichi, alcuni risalenti al ‘300 e altri al ‘400 o al ‘500, in arte Giottesca; in quasi tutti appare S. Caterina, che si distingue per la lama della spada, che aveva sotto il piede, con cui fu uccisa.
Questa uscita mi è piaciuta molto perche mi ha permesso di capire come si costruisce un clavicembalo e di ammirare la bellezza dell’eremo di S. Caterina!!

Severico Francesco - classe 1A


Martedì 24 aprile noi ragazzi della prima A e B siamo andati in gita a Villa Bossi per vedere come vengono costruiti i clavicembali: degli strumenti che ricordano il pianoforte ma che hanno il suono di una chitarra classica.
Il tempo non era molto bello perché pioveva, però fortunatamente è uscito il sole.
La villa era molto grande, era stata costruita in epoche successive una parte risaliva al 1500 e un’altra era del Settecento, era molto bella; per prima cosa siamo entrati in una cantina nell’ala cinquecentesca, dove c’era un palco con un clavicembalo in bella vista, ci siamo seduti e siamo stati subito affiancati dalla nostra guida che ci ha spiegato l’origine e la storia dello strumento; in seguito abbiamo visitati il laboratorio dove si costruiscono questi strumenti musicali dal fascino così antico. Abbiamo visto la preparazione della tavola armonica, con il foro per la rosetta, poi i vari tipi di gambe da abbinare allo strumento, quindi le decorazioni che possono essere poste sul coperchio, infine, la produzione delle corde e dei tasti.
La nostra guida ci ha mostrato alcuni clavicembali finiti e ce li ha fatti suonare; al termine siamo entrati nelle sale dove erano conservati gli strumenti di un tempo tra cui il monocordo, l’arpa, il corno e il violoncello. Una volta usciti dalla villa, la guida ci ha mostrato il giardino all’italiana, era immenso e splendido, abbiamo pranzato in quel luogo, sotto ad un albero molto grande, era una quercia secolare piantata subito dopo la costruzione della villa.
Al pomeriggio ci attendeva il programma di visita del bosco; grazie alle spiegazione di un esperto abbiamo imparato a riconoscere le piante in base al tronco, ai fiori e alle foglie: con questo sistema abbiamo distinto: il salice, il tasso, l’ippocastano e anche delle erbe tra cui l’aglio selvatico.


Per saperne di più:
Museo degli strumenti (gallery)
Sito dell'eremo di S. Caterina del Sasso


Conclusa anche quella attività, abbiamo lasciato Villa Bossi per recarci in un altro luogo altrettanto affascinante: l’Eremo di Santa Caterina del Sasso. Si tratta di un monastero costruito su un costone roccioso sulla sponda lombarda del lago Maggiore, può essere raggiunto a piedi tramite una lunghissima scala di sasso che scende tra le rocce o arrivando dal lago con il battello.
Questo monastero risale al XIV secolo però le pitture più recenti sono del XIX secolo ed è composto da tre edifici: il convento, il conventino e la chiesa.
Secondo la leggenda, raccontata dalla guida, il monastero è stato fondato da Alberto Besozzi, un mercante scampato a un naufragio, che decise di vivere in preghiera in una grotta vicino all’eremo per il resto della sua vita come gratitudine a Santa Caterina.
La facciata è fronteggiata da un portico con quattro archi, verso sinistra c’è un campanile risalente al 1300, la cella campanaria presenta una finestra a bifora, mentre nel sottoportico, che si affaccia a strapiombo sul lago, si possono ammirare molti affreschi.
La visita dell’Eremo è stata istruttiva e interessante, il monastero mi è piaciuto molto perché è un luogo tranquillo e pacifico, da cui si può ammirare un bel panorama, e merita di ritornarci nonostante la scala lunghissima che ci ha lasciati senza fiato.


Martina Porru - classe 1A








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