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Racconti: IL SEGRETO DI AGILULFO  

Racconto fantasy di Federico Pelosi
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- Racconti - Redazione - 22/01/2014 - 18:48


NEI MEANDRI DELLA STORIA CON FANTASIA

La creatività degli alunni spazia in ambienti visti soltanto attraverso le immagini dei libri di storia. Basandosi su alcuni elementi predefiniti suggeriti dalla Prof. -una traccia sommaria, alcuni personaggi e dei luoghi - i ragazzi di prima si sono cimentati nell’ideare dei racconti di genere ‘fantasy’ aventi come ambientazione un monastero di epoca medievale.




IL SEGRETO DI AGILULFO
Racconto fantasy ambientato in un monastero benedettino

monasteroDavide era seduto alla scrivania della sua camera. Accidenti, pensò, sono terribilmente in ritardo: lunedì devo consegnare la ricerca sul Monachesimo e non l’ho ancora iniziata! Sabato, poi, ho la partita di basket, domenica devo andare a trovare la zia malata... e per giunta ho una montagna di altri compiti... Come farò non lo so proprio! Fissava imbambolato lo schermo del computer su cui non aveva ancora scritto mezza parola.
Aveva davanti i libri presi in prestito in biblioteca. Ne aprì uno a caso e trovò una notizia interessante: nel XIII secolo, il monastero benedettino di Sangallos era stato semidistrutto da un incendio scoppiato per cause sconosciute all’interno della biblioteca. Alcuni monaci avevano perso la vita tentando di domare le fiamme, altri erano rimasti ustionati; molti antichi codici miniati conservati nell’edificio erano bruciati. Tra i monaci citati nel libro c’era anche un certo Rodolfo. Possibile che fosse quello stesso Rodolfo, suo lontano antenato, di cui gli raccontava sempre sua nonna?... Cominciò a fantasticare sulla vicenda e all’improvviso si sentì molto stanco. Non riusciva più a tenere gli occhi aperti. La testa gli cadde sul libro e si addormentò.

Davide si guardò intorno. Si trovava in un luogo buio, rischiarato solo dai raggi della luna. Sembrava un antico castello, ma in lontananza sentiva qualcuno che stava recitando delle preghiere e comprese di essere in un luogo religioso.
All’improvviso udì una voce provenire da dietro una pesante porta di legno: “Aiutatemi, sono innocente... non ho fatto niente!” Incuriosito, Davide si avvicinò per ascoltare meglio. In quell’istante un falco piombò dall’alto e lasciò cadere una grossa chiave. D'istinto, il ragazzo la raccolse e aprì la porta. Si trovò davanti un giovane monaco vestito con una tunica marrone e un paio di vecchi sandali. Il monaco disse: “Grazie a Dio sei arrivato tu, stavo per morire di freddo qua dentro!”. Poi lo guardò sbalordito e disse: “Ragazzo, ma come sei vestito?” Davide si guardò la felpa, i jeans e le scarpe da ginnastica e con aria confusa rispose : “Ma... ma... in che anno siamo? E che posto è questo?”
Il monaco rispose: “Anno del Signore milleduecentocinquantaquattro. Qui siamo nel monastero benedettino di Sangallos; Io sono Rodolfo, e tu come ti chiami?”
“Io Davide... Ma perché sei rinchiuso qui?”
“Per ordine dell’abate Agilulfo che mi ha accusato di aver infranto la Regola mangiando della carne di nascosto... Ma non è vero, ti giuro, a me neppure piace, la carne!”
“E perché dovrebbe avercela con te?” chiese Davide.
“Non lo so, ma c’è sotto qualcosa... L’altro ieri il monaco Goffredo, mentre stavamo pranzando nel refettorio, ha trasgredito la regola del silenzio per dirmi che aveva scoperto una cosa gravissima! E da allora è scomparso.”
Davide osservò la stanza: c’erano alcuni pagliericci con un tavolo e due panche di legno. Il camino era spento.
“Ma tu vivi qui?” chiese al monaco.
“No, questa è la foresteria dove accogliamo i pellegrini, i poveri, e a volte anche coloro che vogliono sfuggire alla giustizia... Qui da noi le guardie del duca non possono entrare. Negli ultimi tempi sono arrivati alcuni forestieri con grosse bisacce...”
Guardie del duca? Ma dove sono capitato? pensò Davide.
In quell’istante sentirono picchiettare sulla finestrella della foresteria. Era il falco di prima, che sembrava voler dire qualcosa: “Cercate i numeri!” gracchiò, e volò via.
I due rimasero a bocca aperta: un falco parlante? E dove si era mai visto? Poi il monaco esclamò: “Mi è venuta un’idea! Goffredo è uno dei nostri amanuensi e potrebbe aver lasciato scritto qualcosa su un codice... Vieni con me: andiamo a cercare i numeri!”
E si diressero allo scriptorium.

monastero


Lo scriptorium era la stanza dove lavoravano gli amanuensi addetti alla copiatura degli antichi manoscritti. Vi erano diversi scrittoi, sgabelli e scaffali su cui erano conservati i codici miniati. Insieme alla cucina era l’unico locale riscaldato di tutto l’edificio, ma adesso anche lì si moriva di freddo.
“Ecco il banco di Goffredo... Ha lasciato qui i suoi attrezzi da lavoro... penna, calamaio, raschietto. Guarda, c’è anche un foglio di pergamena... diamogli un’occhiata.”
Davide e Rodolfo osservarono il foglio da vicino: tante strane lettere, ma di numeri neanche l’ombra. Guardando meglio videro però dei numeri minuscoli a margine del foglio. Rodolfo capì subito che quella era la scrittura del suo amico Goffredo ed esclamò: “Ecco la prova che stavamo cercando! Adesso vediamo di decifrare il loro significato”.
Non ci misero molto a capire che a ogni numero corrispondeva una lettera, iniziando a contare dal fondo.
“4 = a, 9 = g,13 = i, 22 = l, 28 = u, 32 = l, 39 = f, 47 = o...” cominciò Davide, che alla fine esclamò: “Ecco il messaggio di Goffredo: AGILULFO NASCONDE TESORO. Ma che problema c’è? Ce ne sono tanti di ricchi al mondo!”
“Ma noi siamo monaci benedettini”, rispose Rodolfo, “non possiamo possedere beni materiali, neanche la tunica e i sandali che indossiamo. Chi lo fa infrange la regola e rischia l’espulsione dalla comunità”.
monasteroAll’improvviso sentirono dei passi che si avvicinavano e si nascosero dietro un armadio.
Entrò un monaco piccolo e grassoccio che subito iniziò a sfogliare un libro dietro l’altro alla ricerca di qualcosa. Poi corse di nuovo fuori.
“È l’abate Agilulfo! Seguiamolo” disse Rodolfo.
Scesero lungo uno scalone di pietra che portava ai sotterranei. L’abate aprì una porta con una grossa chiave che teneva appesa alla cintura e la lasciò socchiusa. I due giovani spiarono all’interno e videro molti forzieri pieni zeppi di monete d’oro.
“Ecco dove finiva la refurtiva di quei loschi individui che si rifugiavano qui al monastero... nelle tasche dell’abate!”
Agilulfo uscì dalla stanza, la richiuse a chiave, prese una delle torce che rischiaravano il corridoio e risalì di corsa verso la biblioteca.
Davide e Rodolfo lo seguirono. “Va’ a cercare aiuto” disse Davide al giovane monaco. All’improvviso si era ricordato di un incendio... in un monastero... medievale... monaci ustionati... Rodolfo...
“Fermatelo, presto, vuole incendiare la biblioteca, distruggere tutti i libri, la prova della sua colpevolezza!”
Altri monaci giunsero dal dormitorio. Tutti insieme riuscirono a fermare Agilulfo prima che appiccasse il fuoco e ritrovarono Goffredo legato e imbavagliato in una cassapanca.

Davide si risvegliò con la testa sopra il libro. Dalla cucina sua mamma lo stava chiamando perché la cena era pronta. Aveva fatto un sogno incredibile... e non aveva ancora combinato niente. Chissà quando avrebbe finito la sua ricerca! Era rimasto alla storia del monastero di Sangallos e del monaco Rodolfo. Strano, sul libro non riusciva più a trovarla, eppure la pagina era giusta... Vide però qualcosa che prima non c’era: un pezzetto di pergamena spuntava dal libro. C’era scritto: GRAZIE, RODOLFO.


Federico Pelosi – classe 1A








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