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Racconti: AGILULFO E IL LIBRO DELL'IMMORTALITA'  

Racconto fantasy di Greta Fagnoni
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- Racconti - Redazione - 22/01/2014 - 19:09


Per Raffaello era una tranquilla giornata come tante. Tornato a casa da scuola decise di andare nel posto che lo aveva sempre attirato, ma nel quale non era mai entrato. Si trattava della “Biblioteca dei mille libri”, così veniva chiamata in famiglia. Questa biblioteca apparteneva a suo nonno, ma era sempre chiusa a chiave. Il ragazzo quel giorno decise di cercare la chiave e cominciò dalla soffitta. La soffitta si trovava proprio sopra la biblioteca. Era un luogo buio e polveroso, il pavimento ligneo era molto traballante.
Raffaello cercò la chiave dappertutto, in scatole, ripiani e bauli. Essendo un luogo molto basso, fu costretto a gattonare. D’un tratto il pavimento cedette e lui cadde di sotto, fortunatamente senza riportare lesioni. Ora si trovava proprio nella biblioteca di suo nonno. Cominciò ad esplorarla.

monastero


Ad un tratto fu colpito da una cassapanca, sul coperchio c’era scritto: “Agilulfo e la Sacra di San Michele-1302”.
Raffaello forzò la serratura e la aprì, al suo interno trovò molti libri e pergamene. Ciò che lo colpì di più fu un librone con rifiniture e lettere d’oro. Lo aprì e vide che su una pagina c’era la miniatura di un monastero in fiamme. Non si sa come, il disegno cominciò a brillare e risucchiò il ragazzo all’interno.
Si ritrovò ai piedi di un grande scalone. Più tardi, parlando con un giovane monaco di nome Uberto (che più avanti scoprì essere un suo lontano parente), scoprì che la scala si chiamava “Scalone dei Morti”.

monastero


Ad Uberto Raffaello confidò di aver visto in un antico volume il disegno del monastero in fiamme."Effettivamente", rispose Uberto, "negli ultimi tempi qui al monastero stanno accadendo fatti molto strani, che non fanno presagire nulla di buono, io sospetto dell’abate Agilulfo".
Raffaello gli chiese di Agilulfo, e Uberto : "Sta sempre solo a consultare codici nella biblioteca antica che si trova al piano superiore. Se sali questi scalini, sulla destra troverai una porta, entra e lo vedrai certamente”. Raffaello salutò il monaco e si avviò raggiungendo, senza farsi notare, Agilulfo nella biblioteca. Restò nascosto fino a quando Agilulfo depose il libro nello scaffale e se ne andò. Raffaello prese quel codice, lesse le prime pagine e capì che i sospetti di Uberto erano fondati. Quel monaco nascondeva qualcosa certamente...
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Nel libro infatti si raccontava di tre codici nascosti nel monastero che davano indicazioni, a chi li avesse decifrati, per ottenere l’immortalità. Per decifrare il messaggio bisognava unire tutti gli indizi dei vari codici sparsi nella libreria monastero. Raffaello corse a riferire la scoperta fatta ad Uberto, che a sua volta ,non riuscendo a stare zitto, la rivelò ad un altro monaco.
Agilulfo, alquanto sospettoso, ascoltò la loro breve conversazione e per evitare che Uberto diffondesse la notizia, quella sera lo aspettò nel corridoio che portava al dormitorio, e lo rinchiuse nelle segrete . Poi minacciò l’altro monaco che se avesse parlato gli avrebbe reciso la testa.
Nel frattempo Raffaello strinse amicizia con un topolino parlante che da lì in avanti lo tenne informato degli spostamenti di Agilulfo e gli permise di scambiare informazioni con Uberto.
Due giorni dopo Raffaello riuscì ad intrufolarsi nella camera da letto di Agilulfo e scoprì che due dei codici che parlavano di immortalità erano già stati trovati e notò anche dei vasi con piantine velenose. Pensò che probabilmente il monaco usava quelle erbe per avvelenare i conversi che intralciavano la sua ricerca. Il ragazzo non perse tempo e incaricò il topino di informare Uberto. Raffaello si recò poi nella biblioteca principale dove con buona dose di fortuna, tra centinaia di volumi miniati trovò il terzo codice e lo prese. Ma mentre si allontanava, Agilulfo lo sorprese e cercò di rubargli il codice. Nella concitazione cadde all’indietro dalle scale e terminò lo scivolone nella rete piazzata precedentemente da Raffaello e dal topolino.
"Finalmente abbiamo catturato Agilulfo!" esclamarono i due amici. "Allora caro abate, visto che sei legato e non puoi più scappare ti propongo un patto: tu non incendierai la biblioteca, perché è questo che hai intenzione di fare, non è vero? Io in cambio non dirò a nessuno del tuo segreto e ti consegnerò il terzo codice con il quale potrai leggere l’ultimo mistero per giungere all’immortalità. Noi bruceremo dei tre codici solo il libro ultimo , così che nessun altro possa farsi strumento del demonio , ci stai?". Agilulfo ritrovandosi con le mani legate, e non solo metaforicamente , accettò. Uberto venne liberato e la vita al monastero ritornò tranquilla.
Raffaello si trovò a casa e con sorpresa vide che nella miniatura il monastero non era più in fiamme...
Ad un tratto sentì la porta aprirsi, era suo nonno che entrato nella stanza, esclamò: "Raffaello! Cosa ci fai nella mia biblioteca? Cos’è quel buco nel soffitto?". Raffaello, che non stava più nella pelle, disse: ”Nonno, non immagini cosa mi è successo: sono stato catapultato in un antico monastero benedettino!!!.”
“E bravo il mio nipotino! La fantasia è indispensabile quando si è bambini".

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Greta Fagnoni - classe 1A






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