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23 Marzo 1949 : LA BATTAGLIA DELLA BICOCCA  

Manifestazione rievocativa dell’evento
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- Gite scolastiche - Redazione - 23/04/2008 - 09:12


In occasione della celebrazione della battaglia di Novara, che ha segnato la fine della prima guerra d’Indipendenza, anche quest’anno siamo stati invitati a Momo per assistere ad una manifestazione rievocativa dell’evento

Rievocazione Battaglia di Novara
Rievocazione storica della battaglia


Anche quest’anno, le classi prime e seconde della scuola di Fontaneto, si sono recate a Momo per rievocare la battaglia di Novara, svoltasi durante gli anni di guerra che portarono all’unificazione italiana, precisamente il 23 marzo 1849.
L’Italia 150 anni fa era ben diversa da oggi: non era indipendente ed era divisa in vari stati, soggetti per lo più al potere degli austriaci, che governavano, direttamente e indirettamente, su ¾ del suolo italiano.
Nel nord Italia c’era il regno Lombardo-Veneto, che comprendeva la Lombardia e il Veneto dove governavano in modo diretto gli austriaci, sotto il comando supremo del generale Radetzky.
In Emilia-Romagna e in Toscana c’erano vari ducati, come quelli di Parma e Piacenza, governati da nobili imparentati con gli austriaci.
Lo Stato della Chiesa, che comprendeva gli odierni Lazio e Marche, era sotto il dominio del Papa.
Al sud c’erano i Borboni.
L’unico stato libero dell’Italia era allora il Regno di Sardegna, governato da Carlo Alberto di Savoia, comprendente il Piemonte, la Liguria e la Sardegna.
Molti ricorderanno che qualche decennio precedente alla prima guerra d’indipendenza del’48-49, gli austriaci erano tornati in Italia (al seguito del Congresso di Vienna del 1914), provocando il malcontento di una vasta fetta di popolazione, che si organizzò in società segrete per ideare la rivolta contro il dominatore e riorganizzare un’Italia libera e unita. Tra gli ideologi c’erano:
· Mazzini, che fondò un movimento mirante alla creazione di una Repubblica italiana unitaria
· I cattolici, che volevano uno stato unitario governato dal Papa
· I liberali, di cui faceva parte anche il Cavour, che volevano una monarchia costituzionale sotto i Savoia
Nel 1848 in tutta Europa scoppiarono dei moti rivoluzionari, e in alcuni stati si concessero le costituzioni. Carlo Alberto nello stato sabaudo promulgò lo Statuto Albertino,il testo di legge che costituirà,100 anni più tardi, la base del nostro sistema costituzionale. Il 18 marzo, a Milano ,il popolo scese a combattere nelle strade per 5 giorni, sostenuto da Carlo Alberto; Pochi giorni dopo, nel marzo 1848 scoppiò la Prima Guerra d’Indipendenza contro l’Austria.
Dopo alcuni successi iniziali, l’esercito italiano venne sconfitto a Custoza, e Carlo Alberto firmò l’armistizio e si fermò per un anno esatto
Il 23 marzo del 1849, ripreso il conflitto, venne combattuta la battaglia a Novara, dove Carlo Alberto subì un’altra sconfitta, che lo costrinse ad abdicare in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Molti forse non sapranno che in quei concitati momenti in cui veniva decisa la sorte dell’Italia il nuovo re era di stanza a Momo.
La storia seguente è nota ai più: il nuovo re nominò a capo del governo Cavour che governò per 10 anni riuscendo a riallacciare il rapporto con la Francia e a rimodernizzare il paese, e sarà proprio grazie alla sua diplomazia e capacità che dal 1859, questa volta con l’aiuto della Francia, furono combattute altre guerre d’indipendenza che porteranno all’unità d’Italia.
Come avrete notato “la battaglia di Novara” segnò una sconfitta, ed allora ci si può domandare che senso c’è a celebrare una sconfitta che costò altresì la vita di 5.000 uomini per ciascuno degli schieramenti? La risposta è che quella sconfitta insegnò al Piemonte che la guerra contro l’ impero asburgico andava fatta solo dopo aver conseguito quattro obiettivi:
1. Riorganizzare su basi più solide l’esercito ;
2. Consolidare e sviluppare l’economia ;
3. Garantirsi il favore diplomatico delle grandi potenze europee ;
4. Avere l’appoggio di un forte alleato militare.
Proprio questi furono i cardini della politica di Cavour, che come già detto– in capo a soli dieci anni – riuscì con l’ aiuto della Francia di Napoleone III e con l’ iniziativa di Garibaldi ad unificare l’ Italia.
Novara non fu, dunque, una lezione sprecata, ma la base dei futuri successi!




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